LUMBINI E TRASFERIMENTO INDIA – NEPAL


Viaggiare da solo vuol dire convivere in autonomia con i momenti di stanchezza e scoraggiamento. E, quasi per assurdo, è proprio in quei momenti che sono felice di essere in questa avventura da solo. Nei giorni belli viene naturale desiderare di condividere l’esperienza con qualcuno; in quelli più complicati, invece, mi riesce più facile cercare una soluzione o un lato positivo senza dovermi far carico anche del malumore altrui. Questo piccolo manifesto, pronto per essere sottoposto alla mia psicologa come prova del perché io sia single, serve da introduzione al peggior momento di questo viaggio: il trasferimento da Varanasi a Pokhara.

PRIMA PARTE: VARANASI – GORAKHPUR

Dopo aver assistito all’alba sul Gange e aver recuperato forse 30 minuti di sonno sono andato a prendere un treno per Gorakhpur.
Solitamente chi fa questo tratto di strada decide di fare un tour de force di circa 18 ore l’intero trasferimento da Varanasi a Pokhara. Ad esempio questa era stata la scelta fatta da alcuni ragazzi con cui avevo parlato in ostello. Io avevo deciso di prendere questo trasferimento in modo più comodo fermandomi a dormire una notte a Gorakhpur e facendo una breve pausa a Lumbini.
Il viaggio in treno da Varanasi a Gorakhpur non è stato né comodo né veloce, sono arrivato alla stazione alle 20, dopo 8 ore di treno e con un’ora e mezzo di ritardo. In treno ero comunque di buon umore: a Gorakhpur avevo fissato per la prima volta una stanza di hotel. L’idea era quella di usare questo scalo per riposarmi. I miei progetti per la serata erano due: ordinare cibo spazzatura da mangiare direttamente sul letto e svenire ad un orario da pensionato. Con questa idea mi sono approcciato alla ricerca di un tuk tuk che mi portasse in hotel. Per dei motivi che inizialmente non capivo: né su Uber, né dal vivo riuscivo a trovare qualcuno che accettasse di portarmi in hotel. Finalmente, dopo circa mezz’ora, un autista di tuk tuk è riuscito a spiegarmi che erano in corso i festeggiamenti per la Durga Puja e che il festival si svolgeva proprio nella via del mio hotel. Ho cercato su internet: è una festività che dura nove giorni, chiamati Navratri, in cui gli hindu celebrano la vittoria della dea guerriera Durga sul demone Mahishasura. Soddisfatta la mia curiosità mi sono quindi incamminato. L’hotel era a 3 chilometri. Neanche troppi.

La città di Gorakhpur ha circa 650.000 abitanti. Credo di averli visti tutti in quei 3 maledetti chilometri.
Quindi: zaino grande da 18 chili, zaino piccolo da 5, una folla festante e una musica talmente alta da coprire perfino quella che avevo nelle cuffie. Questi gli ingredienti della peggiore camminata della mia vita. Quando sono arrivato in hotel, dopo più di un’ora e mezza, ero distrutto. La prima cosa che ho fatto dopo essere entrato in camera è stata quella di ordinare del comfort food (un ottimo McDonald, non bisogna aver paura di ammetterlo) e mi sono fiondato in doccia. Appena uscito ho scoperto, con grande tristezza che il mio ordine era stato annullato. Nessun rider sano di mente avrebbe affrontato il festival ed era compito mio uscire a procacciarmi del cibo. Fortunatamente su internet ho trovato un ristorante a 30 metri dalla mia stanza. Una volta arrivato tutte le mie speranze sono morte Mi sono presentato lì, carico di speranze, per scoprire che serviva solo cibo vegetariano, non quello che avevo in mente. Ho ordinato e sono tornato in camera a mangiare. Senza essere melodrammatico devo dire che questo rientra nei 3 peggiori pasti che io abbia mai mangiato in vita mia. Quando non è serata non è serata.

SECONDA PARTE: GORAKHPUR- SOUNALI

Durante la notte ha iniziato a diluviare, la pioggia e i fulmini mi hanno svegliato 4 volte. Alle 6.15 ho quindi deciso che era il momento di andarmene. Uscito dall’hotel mi sono diretto alla stazione dei bus e sono stato abbastanza fortunato da trovare un autobus per Sounali che sarebbe partito da lì a pochi minuti. Il viaggio è stato normale. Per normale intendo che l’autista ha deciso, nonostante fosse mattina, di allietarci con della musica indiana a tutto volume e l’autobus ogni 40 metri sobbalzava per una qualche buca. Nonostante tutto, ero anche piuttosto emozionato: stavo per attraversare la frontiera con il Nepal.

TERZA PARTE: LA FRONTIERA

Arrivati a Sounali si fanno le pratiche di uscita dall’India e quelle di entrata in Nepal, e si attraversa a piedi la frontiera.
Che, magari, uno si può immaginare che in una società che ha basato tutto su queste linee immaginarie chiamate confini che questo sia un momento solenne. Invece ti ritrovi all’ufficio immigrazione del Nepal, da solo con due cani randagi e una mucca, ad aspettare che uno dei due ufficiali torni dalla pausa pranzo per poter pagare il visto. In quel momento avevo interpretato il fatto di essere da solo come la prova della mia grande intelligenza logistica. Pensavo di aver azzeccato perfettamente l’orario. Non avevo minimamente considerato l’ipotesi che ci fosse un problema. Questa mia arroganza è stata ridimensionata quando uno dei due ufficiali mi ha informato del fatto che il 2 ottobre è la festa nazionale del Nepal: il Vijaya Dashami. Il che, nella pratica, si è tradotto nell’impossibilità di trovare un qualsiasi mezzo di trasporto pubblico.

QUARTA PARTE: ARRIVO A LUMBINI

Dopo aver pagato 10€ per un taxi sono arrivato a Lumbini per scoprire che il mio programma di restare poche ore a visitare i templi per poi ripartire sarebbe dovuto cambiare visto che non c’erano bus per Pokhara fino al 4 di ottobre. Evviva.
Ho sbrigato tutte le pratiche necessarie in una nuova nazione, cambio valuta, acquisto SIM, sono andato a cena e mi sono chiuso in stanza a guardare Netflix e dormire. Nota a margine sulla cena. Avevo ordinato degli spiedini di pollo con riso. Il cameriere mi ha portato quelli che erano, con ogni evidenza, spiedini di montone. Alla mia domanda ha provato a convincermi che non si trattasse di montone ma di “pollo locale”. Sono passate due settimane e provo ancora rancore.
Sono passate due settimane e ancora sono pieno di odio.

QUINTA PARTE: LUMBINI

Avevo deciso di fare una pausa a Lumbini in quanto, oltre a essere logisticamente comodo, è uno dei luoghi più sacri del buddhismo ed è universalmente riconosciuto come il luogo di nascita del Buddha. Intorno al tempio si sviluppa tutto un sistema di monasteri costruiti da vari paesi buddhisti. In realtà il sito è ancora in costruzione, e i templi non sono niente di eccezionale. La camminata resta piacevole. Essere in un posto non particolarmente frequentato e con delle strade libere, e pulite, è stato un upgrade clamoroso rispetto ai miei ultimi giorni in India. Tra i vari tempi una menzione di onore la merita la World Peace Pagoda, una delle circa 80 presenti nel mondo, la cui cupola bianca è molto carina.

FINALE: ARRIVO A POKHARA

Il giorno successivo ho preso finalmente il mio autobus per Pokhara, città nepalese su un lago dove non vedevo l’ora di arrivare. Unica pecca: viaggiare in autobus per le strade del Nepal equivale a essere su un Tagadà, tante sono le buche.
Inoltre, senza che nessuno sapesse spiegarmi davvero il motivo, l’autobus ha preso una strada completamente diversa da quella prevista, impiegando circa due ore in più. Solo una volta arrivato in ostello ho scoperto che, in realtà, ero stato persino fortunato: molte strade per Pokhara erano chiuse a causa del diluvio. Dopo due giorni passati a sentirmi ostaggio della logistica, la prima birra lungo lago ha avuto sicuramente un sapore migliore.

STATISTICHE

Km camminati: 33 (media giornaliera 11)
Birre bevute: 2
Costo medio birra: 3 €
Tra l’altro, se vuoi contribuire a questo delirio offrendomi una birra virtuale: https://paypal.me/micheledelgiudice98

PROSSIMO EPISODIO

In realtà questo articolo era nato per essere l’introduzione di quello dedicato a Pokhara ma è diventato troppo lungo.

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