Questa città dal nome impronunciabile, e altrettanto impossibile da scrivere, è considerata da tutti una mera tappa di passaggio.
Io ho scelto di restarci per 3 giorni e ne sono stato piacevolmente sorpreso. Pulita, ordinata ed ho trovato, forse più dentro di me che nella città, un ritmo più lento. Sicuramente è merito anche al gruppo di ragazzi che ho conosciuto in ostello e con il quale ho passato gran parte di questi tre giorni.
Ovviamente non si può parlare di Phnom Penh senza parlare della sua storia, tragica e legata al genocidio cambogiano.
Fermatevi un attimo a pensare: quanto sapete davvero del genocidio cambogiano? Io, prima di arrivare qui, quasi nulla.
Potrei provare a spiegarlo, ma verrebbe fuori o una cosa troppo lunga o troppo raffazzonata. Meglio leggere qualcosa scritto da persone più competenti di me.
ATTRAZIONI E ATTIVITÀ
Tuol Sleng Genocide Museum e Choeung Ek
Il Tuol Sleng, oggi Museo del Genocidio, era originariamente una scuola superiore di Phnom Penh. Nel 1975, durante il regime dei Khmer Rouge di Pol Pot, fu trasformata nella prigione di sicurezza S-21, uno dei principali centri di detenzione, tortura e interrogatorio del paese. Si stima che tra il 1975 e il 1979 circa 14.000-17.000 tra uomini, donne e bambini siano stati arrestati e portati qui e solo dodici tra questi sono sopravvissuti. Oggi il complesso è un museo della memoria.
A circa 17 chilometri dal centro si trova Choeung Ek, il più noto dei Killing Fields, i campi di sterminio in cui il regime portava a morire i prigionieri di S-21 e di altre carceri del paese. Tra il 1976 e il 1979 furono giustiziate qui decine di migliaia di persone, poi sepolte in fosse comuni. Sono molti gli elementi che mi hanno colpito.
Inizialmente non ne volevo parlare in quello che nasce per essere un blog di racconti leggeri, ma alla fine blog mio regole mie.
Il primo è la stupa, situata al centro del sito, che contiene circa 8.000 teschi rinvenuti dopo la liberazione da parte dell’esercito vietnamita.
Il secondo è il fatto che nell’area è ancora possibile vedere affiorare dal terreno frammenti di ossa, denti e di vestiti delle vittime.
L’immagine peggiore, però, l’ho avuta a metà della visita ai Killing Fields. Quando siamo arrivati vicino a un albero ho notato che alcune persone davanti a me nella traccia dell’audioguida, avevano le lacrime agli occhi. Andando avanti nell’ascolto ho scoperto il motivo. Contro questo albero venivano uccisi i neonati. Si, contro, non sotto. I neonati venivano sbattuti contro il tronco, era considerato il metodo più economico per ucciderli. Non si sprecavano pallottole.
Costo: 16 dollari complessivi
Vale la pena: vale sempre la pena conoscere la storia di un posto
Night Market – 5/5
Dopo aver evitato lo street food per un mese, in India, probabilmente una scelta saggia, mi sono scoperto grande fan dei mercati notturni cambogiani. Ho cenato due sere su tre qui, spendendo in media 2€, e ho sempre mangiato benissimo.
Certo, dopo la prima sera mi sono passati davanti due ratti, ma a quei prezzi mi sembra un compromesso accettabile.
Costo: ridicolo il che mette in dubbio la natura della carne
Vale la pena: molto pittoresco, sì
Palazzo Reale – n.d.
Premesso che aprire un palazzo solo dalle 8 alle 10 e dalle 14 alle 16 è criminale, direi che la visita non vale comunque la pena.
Almeno è quello che mi racconto, visto che quando ci sono andato era già chiuso.
L’ho intravisto da fuori: sembrava mediocre. Quando la volpe non arriva all’uva…
Costo: boh
Vale la pena: boh
Mercato Centrale – 3/5
Mercato in cui ho effettivamente fatto shopping di prodotti che, visto il prezzo, saranno senz’altro originali. Inoltre ho comprato due paia di pantaloni da elefante che, secondo i ragazzi dell’ostello, sono fondamentali per poter dire di aver “trovato se stessi in Asia.” Comunque parliamo del capo di abbigliamento più comodo della storia con il secondo che arriva tredicesimo.
Costo: pantaloni da elefanti: 1€
Vale la pena: se mai mi dovessi sposare li indosserò.
Piscina dell’ostello con birre a 0,75 € – 5/5
Necessaria, soprattutto dopo la visita al museo del genocidio e ai Killing Fields.
Wat Phnom – s.v.
Tempio sulla collina che non ho visitato perché abbiamo perso troppo tempo bevendo le birrette in piscina.
Lo visiterò più avanti, visto che dovrò ripassare da Phnom Penh per prendere il volo verso il Laos.
VITA DA OSTELLO
C’è uno spettro che si aggira per gli ostelli asiatici. A differenza dello spettro del comunismo, ormai esorcizzato dai padroni, questo è tutt’altro che positivo: parlo dello spettro dell’IDF. A quanto pare, molti soldati israeliani, dopo aver partecipato con entusiasmo a un genocidio, vengono a godersi un meritato riposo viaggiando in Asia durante i mesi di licenza.
Il tema di come relazionarsi con loro è abbastanza ricorrente quando parlo con altri ragazzi europei, e tutti siamo più o meno a disagio. Io, volendo evitare tensioni e ritenendo inutile provare a ragionare con queste persone, preferisco semplicemente evitarle.
Non ho molta voglia di bere una birra o andare a cena con persone che probabilmente stanno partecipando attivamente a un genocidio. Ci sono però situazioni più ambigue, in cui scopri la nazionalità di qualcuno solo dopo un po’.
È successo qui, a Phnom Penh: stavo bevendo una birra con i ragazzi dell’ostello, e abbiamo avuto la brillante idea di coinvolgere due ragazzi che erano seduti da soli. Uno era italiano (sogno, mi mancava parlare italiano), l’altra israeliana e comandante dell’IDF. Abbiamo cercato, sicuramente sbagliando, di essere normali e di evitare l’argomento, per quieto vivere e forse per paura di rovinarci la serata, ma credo che lei abbia capito il nostro disagio e se n’è andata. Comunque situazione abbastanza del cazzo.
PECHINO EXPRESS
Visitando il Mercato Centrale ho notato su una bancarella il simbolo di Pechino Express, trasmissione alla quale mi presenterei in ciabatte e con la sigaretta in bocca tiranneggiando. Ho chiesto informazioni alla signora che gestiva il banco, ma non sembrava in grado di aiutarmi, e non ho capito se fosse qualcosa che stava succedendo o solo un residuo del passato.
Avrei potuto informarmi online prima di scriverne? Forse.
STATISTICHE
Km camminati: 25 (8,3 al giorno)
Birre bevute: le birre sotto 1 € non si contano.
Costo medio di una birra: 0,75 €
Se vuoi contribuire a questo delirio offrendomi svariate birre virtuali: paypal.me/micheledelgiudice98
PROSSIMO EPISODIO
Siem Reap, dove ho visto l’alba più deludente della storia di Angkor Wat.
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