INTRODUZIONE

In questa sezione dovrei rispondere a due domande:

  • Che ci faccio in Asia per quasi 3 mesi? (tra l’altro con tutto il programma già saltato in aria causa ribellioni, legittime, in Nepal)
  • Perché sto scrivendo un blog? (che cazzo è l’upper east side del 2007?)

La risposta alla seconda domanda è la più facile. Penso che quasi nessuno leggerà questo delirio, in fondo è una cosa che faccio soprattutto per me. Nei momenti di noia e di tristezza mi piace andare a rivedere cosa postavo su Instagram durante i viaggi ed in parte riesco a rivivere le sensazioni di quei momenti. Spero che un blog riesca ad amplificare questo effetto.
Se poi queste mezze guide e questi consigli deliranti possono aiutare qualcuno o semplicemente essere di compagnia a chi legge tanto meglio. Ancora meglio se un mecenate folle decidesse di finanziarmi 3 mesi di ferie l’anno.

Resta da rispondere alla prima domanda. Sono consapevole che l’avere la possibilità di prendersi un anno sabbatico a 33 anni (età in cui secondo, i canoni novecenteschi, dovrei essere già un adulto sposato e con dei pargoli) è un’opportunità straordinaria che ad oggi capita a pochissime persone e mi sembrava giusto sfruttarla per fare una esperienza che avevo sempre avuto in testa.
In più dopo aver passato 6 anni in un ambiente lavorativo che avevo sempre saputo non essere mio (la banca, che resta ad oggi il lavoro più sopravvalutato del tardo capitalismo) ho deciso che forse prendere una pausa da tutto poteva essere utile per capire come vivere il secondo terzo della mia vita.
In sintesi sono in Asia anche per capire come mai ho sentito questa forte necessità di fuga.

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