Per descrivere Pushkar, o meglio il suo mood, riporterò le parole del saggio proprietario del secondo ostello nel quale ho soggiornato.Mentre si montava una canna, mi ha guardato negli occhi e, dopo aver smontato la mia idea di svegliarmi alle 5 per andare a vedere l’alba da un tempio iPer descrivere Pushkar userò le parole del saggio proprietario del secondo ostello in cui ho soggiornato. Mentre si stava rollando una canna, mi ha guardato negli occhi e, dopo aver smontato la mia brillante idea di svegliarmi alle 5 per vedere l’alba da un tempio in collina, mi ha detto una frase semplicissima: “A Pushkar ci si riposa.”
In questi tre giorni ho seguito il consiglio alla lettera. E meno male, perché dopo Delhi e Jaipur arrivare qui è stato come fermarsi a riprendere fiato dopo una lunga corsa. Pushkar è una città più lenta: non il posto in cui passi la giornata correndo da un monumento all’altro, ma uno di quelli che vivono soprattutto di atmosfera, spiritualità, tramonti e tempi morti. Ha poche attrazioni, quindi o ti prende per il suo ritmo oppure rischia di annoiarti abbastanza in fretta. Sarà stata la stanchezza, ma a me ha preso.
VITA DA OSTELLO
Essendo disoccupato e all’inizio di un viaggio di 3 mesi ho la necessità di tenere un budget basso e per questo alloggerò quasi esclusivamente in ostello. Fino ad ora le mie esperienze sono state positive: l’ostello a Delhi era accettabile, ma la zona pessima, mentre l’ostello a Jaipur era ottimo. Essendo questa una delle mie preoccupazioni principali per la parte indiana del viaggio devo dire che, fino ad ora, posso dirmi soddisfatto. L’ostello di Pushkar è l’ultimo che avevo prenotato dall’Italia e ricordo distintamente che nella mia ricerca su Booking mi ero salvato due strutture.
Il primo a due chilometri dal lago, quindi dal centro città, ma dotato di una piscina, un giardino e una caffetteria dove rilassarsi.
Il secondo in pieno centro, vicinissimo al tempio di Brahma, oggettivamente meno bello ma con delle recensioni positive.
I prezzi erano relativamente simili (6€ vs 4€) e qualsiasi persona dotata di raziocinio si sarebbe avventata sull’ostello con la piscina. Non avendo io questa qualità ho ovviamente premiato la vicinanza alle zone di interesse ed ho prenotato il secondo ostello.
Quindi, come era questo ostello e che livello di stress ho raggiunto nelle mie prime ore a Pushkar?
Arrivo a Ajmer, visto che non esistono pullman diretti da Jaipur a Pushkar il tragitto prevedeva di arrivare ad Ajmer e poi prendere un tuk tuk. Qui ho trovato la mia prima difficoltà dovuta al fatto che gli autisti, dopo aver accettato la mia corsa su Uber, mi contattavano in chat per chiedere una somma maggiore. Al decimo tentativo mi sono dovuto arrendere e negoziare con un simpatico gentiluomo, la somma non era nemmeno eccessiva: 270 rupie per una tratta di 40 minuti.
Livello stress 1/10, negoziare con gli autisti di tuk tuk è la normale prassi.
Arrivo a Pushkar, la strada verso Pushkar è bella, per arrivare si devono salire e scollinare alcune colline finchè non si inizia ad avere una vista sul lago e sulla città. È stato uno dei primi momenti in cui mi sono effettivamente reso conto di essere da solo dall’altra parte del mondo a visitare i posti che avevo pianificato di visitare per mesi, una bellissima sensazione.
Arrivati in città, per dei motivi che non ho pienamente compreso, l’autista ha deciso che non mi avrebbe portato all’ostello.
Mi ha scaricato ad appena un chilometro e mezzo di distanza. Ne è quindi nato un pacato confronto tra gentiluomini a seguito del quale ho messo in mano al signore 150 rupie e me ne sono andato imprecando ed insultandolo. Se dovessi sparire dai social e non dovessi più rispondere al telefono probabilmente un autista mi ha accoltellato. Immagino che avesse le sue ragioni.
Livello stress 2/10, anche litigare con gli autisti di tuk tuk è la normale prassi.
Passeggiata verso l’ostello, dopo circa 20 minuti di camminata ho svoltato verso la via del mio ostello: una via leggermente in salita nella quale i tuoi occhi non sanno dove guardare. Un attimo noti i cavi scoperti, quello dopo le cacche di mucca, poi l’acqua che scorre in strada e solo alla fine capisci che è pieno di scimmie.
Livello stress 3/10, una parte di me iniziava ad avere dei dubbi ma ero ancora fiducioso per l’interno dell’ostello.
Ingresso in ostello, ho scelto questo posto anche per la presenza di un giardino interno: una corte interna che in foto sembrava carina e ottima per rilassarsi dopo le visite e fare amicizia con gli altri viaggiatori. Nella realtà dei fatti questo cortile era sommerso di spazzatura ed era diventato un parco giochi per le scimmie. Guardandomi intorno anche il palazzo era totalmente diroccato e la terrazza con ristorante, altro motivo per cui questo ostello sembrava valido, era totalmente fatiscente.
Livello stress 5/10, dai magari le camere sono belle.
Ingresso in camera, la camera era totalmente calata nel contesto dell’ostello. Non era sudicia, ma nemmeno pulita. Non esattamente la recensione che vorresti per un posto dove devi dormire due notti. Inoltre il bagno ha ricordato da vicino gli spogliatoi dei campi da calcio dei campionati provinciali dell’aretino nei primi anni 2000. In quel momento la stanchezza post trasferimento, e post sveglia alle 5 di mattina mi ha costretto a chiudere un occhio, stendere l’asciugamano sul letto per non avere contatto con le lenzuola, e provare a riposarmi.
Livello stress 7/10, due giorni si possono comunque resistere
Lo sconosciuto, l’unico aspetto positivo era legato al fatto che la camerata fosse vuota e per 4 euro era come se avessi una stanza singola. Che poi chissà come mai gli altri viaggiatori avevano evitato questo ostello. Anche grazie a questo pensiero positivo sono riuscito a riposarmi un paio di ore. Sono rimasto sul letto a portare avanti uno dei progetti che mi accompagna nei tempi morti di questo viaggio: recuperare da capo il manga di One Piece. Mentre leggevo e iniziavo a sentire gli occhi pesanti qualcuno ha bussato alla porta. Ho aperto ed era un ragazzo straordinariamente scocciato del fatto che mi fossi chiuso a chiave.
Ho provato a riferirgli che avevo chiuso in quanto dalla reception mi avevano detto che non avrei condiviso la stanza con nessuno e che quindi semmai era lui a dirmi come mai era nella mia stanza. Il ragazzo ha fatto la cosa più ovvia: ha ignorato la domanda ed è entrato in bagno a farsi una doccia. Dopo essere uscito ha nuovamente ignorato le mie domande su chi fosse, perché usasse il mio bagno e se fosse ospite dell’ostello e mi ha chiesto se stesse meglio col cappello o senza. Se ne è poi andato rifiutando di elaborare altri concetti. Ero talmente spiazzato che ho risposto seriamente. Stava meglio col cappello.
Livello stress 8/10
L’alternativa, nel pomeriggio avevo in programma di fare una passeggiata per la città con una ragazza conosciuta a Jaipur. Se qualcuno ha letto il post sì, parlo della ragazza che si è sorbita la mia sparata contro i miliardari. Alla fine aveva opinioni simili. Il caso ha voluto che questa ragazza alloggiasse nell’altro ostello con la piscina che avrei dovuto prenotare. A cena mi ha raccontato di quanto questo fosse straordinario per pulizia e vibes sociali.
Dopo esserci salutati, oltre ad iniziare ad essere preoccupato per il mio rientro in ostello al buio, ho iniziato a rosicare.
Livello stress 9/10.
Il rientro, rientrato in ostello ho realizzato di non essere solo l’unica persona nella mia camera ma di essere probabilmente l’unica persona in tutto il palazzo escludendo il receptionist intento a guardare un film indiano sul suo pc. Quindi: palazzo diroccato, immondizia, scimmie e nessuna altra persona presente. L’idea di andarmene ha iniziato a farsi strada nella mia testa.
Livello stress 9,5/10
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, arrivato davanti alla porta di camera ho trovato la porta aperta. Una bella idea in un ostello pieno di scimmie. Entrando ho trovato un altra persona a dormire, ho provato a chiudere la porta ma mi ha chiesto di lasciarla aperta perché: “tanto le scimmie non entrano”. Ho deciso di sistemare lo zaino, prendere le mie cose ed andarmene. Fortunatamente la mia amica aveva il telefono acceso ed ha prenotato un posto per me nel suo ostello.
Livello stress 10/10
Il nuovo ostello, dopo aver vissuto questa esperienza trovare un ostello pulito, con un giardino tenuto bene, silenzioso e con la piscina è stato come essere in paradiso. Mi sono quindi unito alle persone che stavano parlando in giardino ed è in questo contesto che ho ricevuto il consiglio con il quale ho aperto questo articolo.
Livello stress 1/10, una birra avrebbe comunque aiutato.
ATTRAZIONI E ATTIVITÀ
Tempio e Ghat di Brahma 3/5
Pushkar è situata attorno ad un lago dedicato al Dio Brahma, il Dio creatore dell’universo ed una delle divinità principali dell’induismo. La città, sacra, presenta uno dei pochissimi templi a lui dedicati. All’interno del tempio ho ricevuto una benedizione da parte di un sacerdote. Chi mi conosce sa che non sono una persona religiosa né particolarmente spirituale, però quel momento mi aveva sinceramente emozionato. Peccato che subito dopo sia arrivata la parte economica dell’esperienza. Avevo letto che fosse normale lasciare una piccola donazione, nell’ordine di un euro o poco più. Evidentemente però quella guida non era stata scritta dal sacerdote che avevo davanti, il quale mi ha illustrato un sofisticato sistema di offerte basato sul finanziamento dei pasti della comunità. Tradotto: voleva 60 euro. Considerando che io avevo cenato benissimo con 3,5, ho scelto una via intermedia e ho dichiarato davanti a lui e a Brahma che avrei donato 200 rupie. Il sacerdote ne è rimasto deluso. Spero che la divinità sia più comprensiva.
Costo: gratuito, salvo truff…ehm donazioni.
Vale la pena: comunque si
Tempio di Savitri 3/5
Tempio arroccato su una collina dedicato a Savitri, moglie di Brahma. È raggiungibile tramite una lunga scalinata o una funivia. La vista sulla città e sul lago è bellissima, unica pecca il tempio è veramente pieno di scimmie e dei loro escrementi.
Costo: il tempio è gratuito, la funivia costa 200 rupie
Vale la pena: non è che a Pushkar ci sia chissà quali attrazioni
Sunset Ghat 5/5
Il lungolago della città presenta 52 ghat, cioè delle scalinate che scendono dalla città fino alla riva del lago e dove si svolgono vari riti sacri. Il mio preferito è il Sunset Ghat, un piccolo spot che si trova esattamente di fronte al tramonto e che secondo me è di gran lunga il posto più bello di Pushkar. Durante il mio ultimo giorno ho assistito ad una benedizione impartita da un sacerdote ad un gruppo di persone, erano tutti immersi fino alla vita nel lago mentre intorno calava la sera. Uno di quei momenti in cui non succede niente di clamoroso ma hai la sensazione precisa di assistere a qualcosa di speciale.
Costo: il ghat di per sé è gratuito.
Vale la pena: posto più bello di Pushkar per distacco
Bhang Lassi 2.5/5
Leggendo i vari menu dei bar e ristoranti della città vi capiterà spesso di trovare, tra le varie varianti del lassi, lo special lassi. Facciamo un passo indietro, il lassi è uno yogurt frullato con acqua, zucchero e spezie che sinceramente non mi ha realmente conquistato. Dopo due giorni in città, mentre facevo colazione, ho chiesto ad un cameriere cosa fosse questo special lassi.
Mi ha spiegato che si tratta di un lassi al quale viene aggiunto il bhang: una preparazione a base di foglie e fiori femminili della pianta di cannabis, pestati e ridotti in pasta. Ovviamente non avrei mai potuto prendere una simile bevanda, ve lo giuro signore guardie, e quindi dopo che mi è stata proposta non ho passato le successive 6 ore direttamente sugli anelli di Saturno.
Costo: 300 rupie
Vale la pena: non avendolo preso non lo so.
L’AMORE TROVA SEMPRE UNA VIA
Pushkar è una città vegetariana e senza alcool. Per quanto io scherzi sempre sul fatto che per me viaggiare vuol dire bere birrette in posti più belli rispetto a casa ancora riesco a stare due o tre giorni senza bere. Per ora. Nonostante questo non posso negare il fatto di essere contento di aver visto, durante la mia seconda sera in ostello, un ragazzo con una lattina di birra. Mi ha spiegato che bastava chiederla al cameriere e semplicemente non era nel menu. La stessa sera due ragazze avevano portato in ostello una bottiglia di gin ed hanno offerto svariati gin tonic a tutti i presenti. Belle persone.
AARTI
Cerimonia induista che si svolge la sera, quando ormai è buio. Un sacerdote guida i presenti nei canti mentre vengono agitate lampade a olio e bruciato incenso davanti al lago. Tra il suono delle voci, il fumo e le luci che si muovono nel buio si crea un’atmosfera molto particolare. Non voglio essere blasfemo ma a me ha ricordato la Curva Fiesole: invece di pregare affinché la Fiorentina vinca finalmente qualcosa si ringrazia la divinità invocando protezione e benedizioni. Decisamente più sensato.
STATISTICHE
Km camminati 26,5 (media 8,5 al giorno)
Birre bevute 2: comunque siamo in città sacra.
Costo medio birra 3€
Tra l’altro, se vuoi puoi contribuire a questo delirio offrendomi una birra virtuale: https://paypal.me/micheledelgiudice98
ROAD TO
Jodhpur, dovrebbe essere una versione di Jaipur con dei palazzi blu invece di rosa. Speriamo sia meno incasinata.
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