Pensavo fosse solo la città accanto ad Angkor Wat e poco più. Cosa innegabile.
Però Siem Reap ha una sua identità che prescinde dal complesso dei templi.
Una città facile e piacevole da girare, con un lungo fiume carino e qualche altra sorpresa.
ATTRAZIONI E ATTIVITÀ
Complesso di Angkor 5/5
Il complesso di Angkor comprende decine di templi immersi nella giungla.
Per rendere la visita gestibile, i percorsi turistici classici sono stati organizzati in due circuiti principali, detti Small e Big Circuit.
Parlando del Taj Mahal ho affrontato il tema di come un posto iconico possa deluderti. Non voglio dire che questo sia successo ad Angkor Wat ma sicuramente avevo delle aspettative più alte. I tempi sono straordinari ma dopo un po’ mi hanno stancato, sicuramente ho sbagliato nel visitare il complesso in due giorni successivi: Al termine del secondo giorno ero stanco delle visite e avrei solo voluto tornare a bere le birrette in una delle 3 (tre!) piscine presenti in ostello.
Scrivo questo pippone soprattutto perché sto ancora fumando per l’alba mediocre che ho visto io, mentre il giorno prima alcune ragazze conosciute in ostello hanno visto un’alba meravigliosa.
Costo: il mio consiglio è di prendere il pass per 3 giorni (72$), più conveniente rispetto alle due visite singole (37$ l’uno).
Mi limiterei comunque a fare due giorni di visite dei templi con un giorno di pausa in mezzo.
Vale la pena: beh hanno messo uno dei templi sulla bandiera della nazione.
Top 5 dei templi visitati:
1. Angkor Wat (small circuit)
È il tempio più famoso e meglio conservato del complesso, oltre che il più grande tra quelli visitabili. Colpisce per la simmetria della struttura, per le torri centrali e per i lunghi bassorilievi scolpiti sulle gallerie. Se tutti usano la sineddoche* di Angkor Wat per riferirsi a tutto il complesso di templi c’è un motivo.
*sineddoche unica figura retorica che mi ricordo ed adoro usarla per fare il ganzo.
2. Bayon (small circuit)
Meno imponente di Angkor Wat, ma con dei dettagli molto interessanti, soprattutto mi hanno colpito le tante facce scolpite sulle torri, molto belle e particolari.
3. Ta Prohm (small circuit)
Qui il punto non è solo il tempio, ma il modo in cui la giungla se l’è quasi ripreso. Alberi enormi e rovine si mischiano in modo spettacolare. Tra l’altro è anche il tempio dove hanno girato Tomb Raider.
4. East Mebon (big circuit)
Meno famoso di altri, ma elegante e molto leggibile nella struttura, anche perché si sviluppa su più livelli rialzati. I dettagli scolpiti sono belli e gli elefanti di pietra bastano quasi da soli a farlo entrare in classifica.
5. Phnom Bakheng (big circuit)
Il tempio in sé non è il più impressionante del complesso, ma è uno dei punti migliori per vedere il tramonto dall’alto. Più che per l’architettura me lo ricordo per la vista. Il Piazzale Michelangelo della Cambogia.
Wat Bo s.v.
Tempio buddista vicino al fiume. Quando sono entrato era in corso una funzione religiosa, c’era parecchio caos e soprattutto erano le 14, faceva caldo e non avevo troppa voglia di fermarmi. L’ho saltato.
Giardini botanici 4/5
Ci sono finito per caso. Nel programma avevo segnato i giardini reali (piccoli e trascurabili), ma parlando con una ragazza olandese dei nostri programmi di visita mi ha parlato benissimo di questi giardini ed ho deciso di seguire il consiglio.
Meno male: belli, curati, con la presenza di alcuni animali in riabilitazione ed in attesa di essere reintrodotti in natura.
Costo: gratuito
Vale la pena: andateci
COMPAGNI DI GITA
Sono una persona a cui non piace che gli vengano spiegate le cose. Questa frase racconta bene il rapporto pessimo avuto con il 97% dei professori e dei capi ufficio avuti finora. Nei viaggi quindi scelgo di girare da solo o con un audioguida, mai con una guida vera. Questo mi permette anche di fare le visite al mio ritmo. Per visitare i templi di Angkor ho scelto il primo giorno in solitaria, in motorino, e il secondo un tour in tuk tuk prenotato tramite l’ostello.
Ho condiviso la visita con un ragazzo tedesco e uno indiano. Ed è quest’ultimo il protagonista di questa storia.
L’ostello offriva due tipi di tour: 5 € solo tuk tuk o 10 € con guida. Nonostante avesse scelto volontariamente l’opzione senza guida, il compagno indiano ha iniziato alle 4:15 del mattino a chiederci se volessimo dividerne una con lui perché, cito, “a me piace sapere tutto dei posti e delle nazioni che visito”. Ovviamente io e il ragazzo tedesco abbiamo rifiutato. Questo non gli ha impedito di rifarci la stessa proposta altre dieci volte.
Fino a questo punto il ragazzo non si era meritato il mio odio o una citazione nel blog. Il problema vero è sorto quando, mentre prendevamo un caffè, il ragazzo tedesco mi ha chiesto qualche info su Phnom Penh, città che ancora non aveva visitato. Ho parlato quindi dei killing fields, ed è uscito il tema dei Khmer Rouge e di Pol Pot. A quel punto il ragazzo indiano, alla terza settimana in Cambogia, ha chiesto chi fosse questo Pol Pot. Ho perso mezz’ora a spiegarglielo io. Meno male che volevi sapere tutto delle nazioni che visiti.
LA DISOCCUPAZIONE
Sono disoccupato da giugno: credo sia il mio periodo più lungo senza un vero lavoro da quando ho 21 anni e quello più lungo senza una fonte di guadagno da quando ne ho 17 (no signor finanziere non lavoravo a nero, facevo l’arbitro). In Italia, quando a uno sconosciuto rispondi “niente” alla domanda “che lavoro fai?”, vieni guardato con un misto di pietà e disgusto. Qui, invece, il 95% dei viaggiatori ha mollato il lavoro e ha preso una pausa dal capitalismo per girare il mondo. Qui la frase “I’ve quit my job in June” scatena brindisi e approvazione. Casa mia.
Menzione d’onore alle molte aziende che hanno negato un periodo sabbatico a chi ora è in viaggio. Ragazzi che dopo il rifiuto si sono licenziati, e a cui le stesse aziende hanno poi chiesto di tornare una volta finito il giro del mondo. Ottimo esempio di come il middle management di tutto il mondo gestisce le cose. Maledetti pagliacci.
TEVY’S PLACE
Appena ho postato la prima storia a Siem Reap, almeno tre persone conosciute durante il viaggio, che non si conoscevano tra loro, mi hanno scritto per consigliarmi di andare a mangiare qui. Mi sono ovviamente fidato. All’interno del ristorante è raccontata la storia della fondatrice, Tevy, una sopravvissuta al genocidio perpetrato dagli Khmer Rouge. Durante il regime (1975-1979) fu costretta ai lavori forzati nei campi dove perse il padre e tre sorelle. Dopo la guerra ha aperto questo ristorante che si propone di offrire lavoro e formazione a donne che provengono da contesti rurali o da situazioni familiari difficili e spesso hanno avuto accesso limitato all’istruzione. Il ristorante diventa una piccola porta di ingresso nel mercato del lavoro a persone che, probabilmente, non avrebbero avuto questa possibilità. Ah, in tutto questo si mangia benissimo, quindi vai così.
STATISTICHE
Km camminati: 53,6 (media 13,4 km al giorno)
Birre bevute: 8.
Tutte in un leggendario giro dei pub la sera prima del giorno in cui avevo programmato di andare a vedere l’alba ad Angkor Wat. Ovviamente non ho sentito la sveglia, prevista per le 4.15, ed ho rimandato al giorno successivo.
Nei giorni successivi solo succhi e insalate, credo che il mio corpo mi stia dando dei segnali.
Costo medio birra: 0,75€
Se vuoi contribuire a questo delirio offrendomi svariate birre virtuali: paypal.me/micheledelgiudice98
PROSSIMO EPISODIO
Koh Rong: l’odiatore del mare per eccellenza va 4 giorni al mare.
Per di più con un viaggio di 12 ore e sminchiando tutto il mio programma. A proposito di pagliacci
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