La città della paella, del Cid (grande campagna di Age of Empires) e del tridente David Villa, David Silva, Joaquín. Prima di venire non sapevo letteralmente altro.
Classica città che non mi ha rubato il cuore, ma che mi ha fatto venire voglia di aprire Idealista svariate volte. Tra l’altro, girando ho avuto l’impressione che molti italiani abbiano avuto la stessa idea e siano effettivamente venuti a vivere qui, ma ne parliamo dopo.
Per il resto, Valencia è facile da girare, carina e sembra effettivamente molto viva.
ATTRAZIONI E ATTIVITA’
TORRE DE SANTA CATALINA 3/5
Classico campanile da cui osservare la città dall’alto, meta obbligatoria del primo giorno di visita. Mezzo voto in più perché la salita non è stretta e ripida come nella maggior parte dei campanili.
La vista offre ottimi scorci sulla Cattedrale e su Plaça Redona (voto: 2,5/5. È una piazza. È rotonda).
Costo: 2 €
Vale la pena: Assassin’s Creed mi ha convinto che una città vada prima vista dall’alto.
CATTEDRALE DI VALENCIA 2/5
Ho deciso che probabilmente non vedrò mai più una cattedrale dall’interno. Costano un miliardo di euro, sono quasi tutte uguali e la mia ignoranza teologica non mi dà quasi nessuno spunto.
Da fuori è comunque caruccia.
Costo: volevano 12 €
Vale la pena: ah boh, Leo, se metti il biglietto a 3€ ne possiamo parlare.
LONJA DE LA SEDA 4/5
“Concittadini, provate e vedete quanto è buono il commercio che non usa frode nelle parole, che giura al prossimo e non viene meno alla parola data, che non presta denaro a usura. Il mercante che agirà così traboccherà di ricchezze e, infine, godrà della vita eterna.”
Questa, stando a ChatGPT, è la traduzione della scritta che corre lungo la parte alta della Sala delle Contrattazioni della Lonja de la Seda, meraviglioso palazzo gotico che, a partire dalla fine del Quattrocento, veniva utilizzato come una sorta di borsa merci.
La sala, con le sue enormi e bellissime colonne a spirale, somiglia più a una cattedrale che a un luogo pensato per il commercio. Insomma: palazzo bellissimo e monito all’onestà rivolto ai capitalisti. Promosso.
(Era comunque più efficace lo spauracchio sovietico o quello di un’associazione di amici che si connotava per il colore rosso.)
Costo: 2 €
Vale la pena: sì, sia per la sala che per il ritorno dello spauracchio sovietico.
JARDÍN DEL TURIA 5/5
Il 14 ottobre 1957 il Turia, che attraversava Valencia, straripò sommergendo buona parte della città. Per evitare che una cosa del genere potesse succedere di nuovo, il governo spagnolo affrontò la questione con moderazione, decidendo direttamente di spostare il fiume.
Fu scavato un nuovo alveo a sud della città e il Turia venne deviato lì.
Rimaneva solo da decidere cosa fare dei chilometri di vecchio letto del fiume che attraversavano Valencia.
Qualcuno, rispettando l’idea novecentesca per cui ogni pezzo di terra emersa deve essere asfaltato, propose una superstrada. Fortunatamente, ci fu una forte mobilitazione pubblica che portò le autorità valenciane a decidere di trasformare il letto del fiume in un parco. Idea semplicemente geniale.
Oggi il Jardín del Turia attraversa Valencia per circa 9 chilometri ed è una chicca: godibilissimo, pieno di campi e attrezzature per fare sport e frequentatissimo da persone che passeggiano, si sdraiano sull’erba o fanno sport. Punteggio ancora più alto per il fatto che sono rimasti intatti i vecchi ponti, che ora servono semplicemente ad attraversare il parco.
La domanda che mi accompagnava mentre camminavo era: Firenze dovrebbe fare lo stesso con l’Arno? Assolutamente sì. Dirottandolo interamente su quello schifo di quartiere che è l’Osmannoro.
Costo: dovremmo parlarne con vari tecnici, ma secondo me spostare l’Arno è fattibile. Ah, il parco? Gratuito.
Vale la pena: no, teniamoci dell’altro l’Osmannoro.
CIUTAT DE LES ARTS I LES CIÈNCIES 5/5
Enorme complesso di edifici dall’architettura futuristica che ospita, tra le altre cose, un museo della scienza, un acquario, un cinema e un teatro dell’opera.
Devo essere sincero: ho visto i palazzi solo da fuori. Tutti mi hanno consigliato almeno l’Oceanogràfic; la realtà è che vedere gli animali in gabbia o negli acquari mi mette tristezza, quindi ho saltato.
Comunque, anche solo dall’esterno, il complesso di edifici è incredibile e merita un power ranking.
5. Oceanogràfic
Chiaramente l’attrazione è il dentro, da fuori non è niente di eccezionale.
4. Àgora
Palazzo che non si capisce bene cosa dovrebbe essere e quindi passi il tempo a chiedertelo restando perplesso.
3. Museo della scienza
Dovrebbe essere lo scheletro di una balena. È effettivamente maestoso e quelle che dovrebbero essere le costole sono ottime come contorno per fotografare l’Hemisfèric.
2. Hemisfèric
Close second. Edificio a forma di occhio bellissimo, ottima l’idea della piscinetta per creare il riflesso. Dentro ha anche la pupilla. Semplicemente incredibile.
1. Palau de les Arts
Sembra la riproduzione su scala della navicella da cui arrivavano i Saiyan. Palazzo che diventa più bello ogni volta che lo guardi.
(IL SOLITO) ERRORE DI VIAGGIO
Almeno una volta ogni 7/8 mesi arriva quella serata in cui la tequila sembra una buona idea.
Ovviamente, sopra i 30 anni non lo è.
Mi ritrovo puntualmente, nei giorni successivi, a maledire l’idea del cazzo di aver preso uno o, più probabilmente, svariati shot e a promettere a me stesso di non ricascarci. Promessa che dura 7/8 mesi.
Il mio rapporto con i voli all’alba è lo stesso. Li odio, so benissimo di non reggere né la nottata in aeroporto né il giorno in after. Nonostante questo, ogni anno vengo convinto da una qualche irrinunciabile offerta di Ryanair a spendere 20 € per un volo alle 6:10 di mattina. Finisco quindi per ritrovarmi a girare come uno zombie in una città sconosciuta per svariate ore prima di poter fare il check-in e recuperare un paio d’ore di sonno.
Questa è la mattinata che sto vivendo mentre scrivo questo paragrafo. Appena arrivato ero così poco lucido che, per un secondo, mi è sembrata una buona idea andare a dormire sotto il sole in spiaggia. Per fortuna sono rinsavito e, al momento, mi trovo in un bar sul lungomare a bere una meritata birra mattutina.
Bevanda che sappiamo tutti avere poteri taumaturgici.
OLIMPIADI GAY
No, il blog non ha virato a destra cercando un ruolo in Parlamento con Vannacci.
(Anche se sparare mostruosità razziste a 20k al mese mi sembra sempre meglio che lavorare, quindi, in caso, generale, sentiamoci.)
Mentre passeggiavo per il parco, all’altezza delle Torri di Serranos (parte delle vecchie mura della città, niente di eccezionale), ho sentito i classici rumori di una partita, anche abbastanza sentita, del nobile giuoco del calcio. Secondo l’internet, l’unica squadra che giocava in zona era il CD Serranos (sesta serie), il cui sito si vanta di avere un gran numero di scuole calcio. Ho quindi deciso di andare a vedere la partita e i campi in cui nasce el juego de posición e, perché no, a finanziare i ragazzi comprando un paio di birre.
Appena arrivato, ho trovato persone con le maglie delle nazionali più disparate, gruppi provenienti apparentemente da mezzo mondo e un numero di coppie omosessuali e di persone non binarie decisamente superiore alla media degli spalti della sesta serie di qualsiasi campionato.
(Dottoressa Schlein, essere più neutro di così era impossibile.)
Ho quindi iniziato ad avere qualche dubbio sulla tipologia di evento al quale stavo partecipando.
Mi è stato spiegato che stavo guardando le fasi finali dei Gay Games, una sorta di Olimpiadi inclusive aperte ad atleti di ogni orientamento sessuale e livello sportivo, che si stanno tenendo in questi giorni a Valencia.
La partita (credo USA-Australia, ma non sono sicuro) è finita un secondo dopo il mio arrivo e me ne sono andato prima di avere qualsiasi tipo di info sull’evento.
FUGA DI CERVELLI
Mentre facevo colazione, appena arrivato a Valencia, ho notato una ragazza che stava facendo il giro dei bar della zona, lasciando curriculum.
Appena è entrata nel bar dove ero io, ho origliato la conversazione e ho sentito che era italiana e che voleva trasferirsi a Valencia.
Nei giorni successivi, in quasi tutti i bar e ristoranti in cui sono stato, ho trovato almeno un cameriere italiano.
Avrei voluto parlare con loro della loro vita a Valencia, del perché proprio Valencia e della decisione di lasciare il nostro amato paese natio prima che fallisca o che faccia, meritatamente, la fine di Atlantide.
Fortunatamente, mi sono ricordato che erano al lavoro e ho avuto la decenza di evitare di rompergli il cazzo.
La mia curiosità deriva dal fatto che sono ancora residente in Italia quasi esclusivamente perché, nei primi mesi dell’anno, il mio curriculum è stato rifiutato da tipo 900 aziende estere, mentre le 6/7 che mi hanno fatto un colloquio hanno pensato che fosse meglio fallire che darmi dei soldi. Menti brillanti.
Continuerei a raccontare le mie riflessioni sul mio rapporto con il mondo del lavoro e i miei progetti futuri, ma sto scrivendo da due birre e comunque devo riempire un mese di blog.
STATISTICHE
Km camminati: 66 (media: 22 al giorno)
Birre bevute: 7
Costo medio di una birra (fuori dal centro storico): 2,80 €
Temperatura massima percepita: 38 °C
Considerato che fa caldo e potrei avere la gola secca, puoi offrirmi una birra qui:
https://paypal.me/micheledelgiudice98
ROAD TO:
Murcia, città della quale so molto meno di quanto sapessi su Valencia.
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