Seconda città di questo blog visitata principalmente per un motivo di un certo calibro: alcune case sono blu.
L’altra era Jodhpur, in India (qui https://thatunemployedfried.com/2025/09/22/jodhpur/). Con una differenza non da poco: la “città blu” indiana, in realtà, di blu ha relativamente poco, ma è dominata da uno dei forti più spettacolari del Rajasthan. Chefchaouen offre una medina che è effettivamente molto blu, ma al di fuori di quella i motivi di interesse sono limitati.
Visto che sulla città in sé c’è relativamente poco da raccontare, farò della divulgazione storico/scientifica (vi sento ridere, ma non ne capisco la ragione) per rispondere a una domanda: perché esistono città dipinte di blu?
Oggi la risposta è semplice: per l’Instagram. O, detto meglio, perché attirano turisti. Le facciate vengono continuamente ritinteggiate e nuove zone vengono colorate anche per mantenere quell’immagine ormai diventata il simbolo delle due città.
L’origine, però, è diversa.
Nel caso di Jodhpur la spiegazione è chiara nel suo classismo: erano i bramini, la casta sacerdotale dell’induismo, a dipingere di blu le proprie abitazioni per distinguerle dalle altre. Solo col tempo la tradizione si estese al resto della città. Inoltre alcune fonti adducono delle ragioni pratiche: la pittura tradizionale era ottenuta mescolando calce e pigmenti contenenti rame. La calce rifletteva parte della radiazione solare, contribuendo a mantenere gli ambienti leggermente più freschi, mentre il rame aveva proprietà fungicide e rendeva le pareti meno ospitali per insetti e termiti.
Per Chefchaouen non si ha una risposta definitiva. La teoria più diffusa attribuisce la diffusione del blu alla presenza della comunità ebraica, per la quale questo colore richiamava il cielo e la presenza divina. Altri richiamano, anche in questo caso, una funzione di contrasto al caldo, ipotesi plausibile data la presenza della calce nella pittura, e agli insetti, che convince meno visto che le pitture tradizionali marocchine non prevedevano l’utilizzo di rame. Non si hanno neanche prove certe del momento esatto in cui la città avrebbe iniziato ad assumere il colore blu. Insomma, anche risalire alle origini storiche non ci aiuta a fare chiarezza.
Tutto questo semplicemente perché ho passato una intera cena ad interrogarmi sulla questione ed è giusto che i quattro lettori di questo blog non debbano fare altrettanto. Non arriverò ad una soluzione perché ho finito di mangiare.
ATTRAZIONI E ATTIVITÀ
MEDINA 5/5
L’unico vero motivo per visitare Chefchaouen. Vicoli completamente blu, tantissimi gatti e un labirinto in cui è divertente perdersi senza Google Maps.
Costo: gratuito
Vale la pena: letteralmente il motivo per cui siete qui.
MOSCHEA SPAGNOLA 4,5/5
Il punto migliore per il tramonto. Una breve salita porta a un bel panorama sulla medina e sulle montagne del Rif. La moschea si osserva solo dall’esterno.
Costo: gratuito
Vale la pena: sì.
PLAZA UTA EL-HAMMAM E KASBAH 2,5/5
La piazza principale della città, circondata da bar e ristoranti, con la Kasbah affacciata su un lato. Carina per fermarsi a bere qualcosa, meno come attrazione.
Mezzo punto in meno perché qui ho visto l’Argentina vincere contro l’Inghilterra.
Costo: gratuito (la piazza), a pagamento, non so quanto, la Kasbah.
Vale la pena: tanto ci passerete comunque.
AVERE 30(4) ANNI
L’ostello che avevo scelto, molto blu e anche molto carino, aveva una vibe abbastanza social. Non ne ho parlato, ma gli ostelli in Marocco, e anche in Spagna, a differenza di quelli del Sud-est asiatico, non sono pensati per fare gruppo ma per rilassarsi e dormire.
La sera, mentre chiacchieravo con gli altri ospiti, una deliziosa coppia di cinquantenni tedeschi e un ragazzo italiano di circa 40 anni che si era appena dimesso dal lavoro (rispetto), è arrivato un ragazzo tedesco di 23 anni.
Ci ha raccontato che era appena arrivato in città e che sarebbe ripartito il giorno dopo verso le 19, condensando quindi tutte le visite in quelle poche ore. Una cosa fattibilissima e perfettamente sensata, data la città.
Mi sono quindi interrogato sul perché io avessi scelto di passare due notti a Chefchaouen, togliendo un giorno a un’altra meta. Dopo qualche minuto ho trovato il coraggio di affrontare la risposta: volevo semplicemente riposarmi nelle ore più calde e non affrontare una sfacchinata senza senso.
Sono vecchio.
BIRRETTA?
Come già raccontato nel post su Tangeri sono in un momento detox facilitato dalle regole della religione islamica.
Ci sono tuttavia alcuni momenti del viaggio in cui la birra è difficilmente sostituibile:
- Hai camminato troppo e ti devi riposare.
- È il tramonto.
- Sei in uno spot per le foto ma la luce non sta luciando bene e devi aspettare.
- C’è una partita dei mondiali.
- Stai mangiando.
- Sei nel giardino dell’ostello.
- Sei sul rooftop dell’ostello.
STATISTICHE
Km camminati 20 (media 10 al giorno)
Gatti fotografati: 26, li ho effettivamente contati nelle foto
PROSSIMA TAPPA
Fes, città dobbiamo dircelo sopravvalutata.
Rispondi